Che senso ha tenere in carcere, al regime di 41 bis (cioè al carcere duro) una persona gravemente ammalata di tumore, che ha bisogno urgente di essere operato e curato, e che oltretutto è accusato solo di reati economici e di nessun fatto di sangue?
Credo che dal punto di vista giuridico sia un obbrobrio (uno di quegli orrori che rendono la giustizia e il sistema carcerario italiano come inaffidabili in tutto il mondo civile), perché in questo modo si violano svariati articoli della Costituzione e anche regolamenti carcerari e leggi ordinarie (come spiega bene Luigi Guido nell'articolo qui sopra); dal punto di vista umano è qualcosa di più: la prova provata che il carcere da molti settori della nostra amministrazione pubblica - e forse anche della pubblica opinione - è vissuto come vendetta e non come struttura giuridica, e dunque viene usato per fare del male ai carcerati, per infierire su di loro con la forza della legge e dello Stato, e non certo per aiutarli e per rieducarli.
La storia di Tommaso Gentile è una drammatica conferma di tutto questo. Di questa idea secondo la quale la “ferocia” debba essere un elemento essenziale della giustizia. Non c'è nessun'altra ragione per impedire che Gentile sia operato, e trasferito o, possibilmente, inviato agli arresti domiciliari.
è una follia che sia tenuto al 41 bis per la semplice ragione che il 41 bis è una follia e lo è di più se il detenuto è malato.
Vedete, l'idea che il “rigore” sia ferocia, e cioè che la “punizione”, la più dura possibile, sia l'unico modo per governare la legalità e la convivenza civile, è una idea paranoica e contraria alle grandi culture - quella cristiana e quella illuminista - che hanno reso grandiosa e vincente la nostra civiltà.
Non c'è niente da fare: ci stiamo imbarbarendo. E a questo imbarbarimento partecipano tutti: partiti, giudici, giornali. Chissà se in questo torrida vigilia di ferragosto arriverà almeno un piccolo segno contrario, e cioè qualche funzionario si darà da fare per salvare la vita a Gentile e accogliere la richieste dei suoi avvocati. Speriamo.
Piero Sansonetti