CATANZARO È apparsa come una lunga marcia quella dei lavoratori Lsu - Lpu della Calabria arrivati ieri mattina a Catanzaro per chiedere la stabilizzazione. Si erano dati appuntamento per il concentramento nel piazzale nei pressi dello Stadio e sono arrivati, tutti uniti, in piazza Prefettura passando per piazza Matteotti. Una manifestazione pacifica, organizzata da Nidil Cgil, Fesla Cisl e Uil Temp. Sono arrivati in tanti, anche dai comuni di Rosarno e Casignana, percorrendo via Indipendenza e arrivando sino al Cavatore gridando nei megafoni “Lavoro vero, no lavoro nero”. Un corso interamente costellato dalle bandiere delle tre sigle sindacali e un corteo di gente, di persone, lavoratori e lavoratrici, che portavano con loro striscioni sui quali campeggiavano scritte che manifestavano il loro disagio, come “Siamo stanchi di essere lavoratori a nero”. Una manifestazione, come spiegato nei giorni scorsi dai sindacati, dettata «dal mancato avvio di un confronto tra Regione, Governo e sindacati in merito ai processi di stabilizzazione del bacino Lsu Lpu calabrese, alla necessità di garantire la copertura finanziaria di sussidi ed integrazioni fino al 31 dicembre 2012, e il riconoscimento dei contributi previdenziali. Un tavolo governativo previsto dall’accordo firmato il 2 novembre con il presidente Scopelliti, ma che non risulta in calendario nonostante le ripetute richieste del sindacato».
Sono tanti i lavoratori Lsu - Lpu in Calabria, più di cinquemila, così ripartiti nelle cinque province: a Catanzaro, gli Lsu sono 268 e gli Lpu 176; a Cosenza, gli Lsu sono 1.515 e gli Lpu 878; a Reggio Calabria, gli Lsu sono 869 e gli Lpu 859; a Crotone, gli Lsu sono 73 e gli Lpu 188; a Vibo Valentia, gli Lsu sono 228 e gli Lpu 141. La storia di questi lavoratori è ormai lunga quasi quindici anni. I primi furono soggetti socialmente utili, con cui si partì con una forma di sostegno al reddito per lavoratori in cassa integrazione. In seguito, e solo per la Regione Calabria, a questo bacino si aggiunsero i lavoratori di pubblica utilità.
Maria Paola Ronchi
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