Un soggetto contiguo? No. Un semplice affiliato? Neanche. Un capo, semmai. Anzi: il capo. Vincenzo Manfreda era il dominus del
locale di Petilia Policastro. Il signore incontrastato delle attività illecite esercitate nella zona - posto a comando per volere dei principali malandrini del Crimine di Cirò e della Mamma di Platì e San Luca. La sua designazione a capo ’ndrina, raccontano i collaboratori di giustizia, era avvenuta dopo la decisione delle principali consorterie mafiose della Calabria di “posare” don Vincenzo Comberiati, perché finito in gattabuia, affidando il compito di mantenere i contatti con le cosche trapiantate in Lombardia (e sottoposte al controllo di Francesco Coco Trovato) al giovane e ambizioso malandrino petilino, che in diverse occasioni aveva saputo farsi valere. Un figura, quella di Manfreda, dal carattere determinato e decisionista così come si conviene a ogni leader carismatico. Ma una figura, anche, debordante... Proprio qui, in questi tratti da capo sin troppo distinti e distinguibili, va ricercata l’origine di tutti i mali del locale di Petilia e della scia di sangue che ha bagnato le aree boschive del Crotonese rischiando di aprire una spirale di violenza senza precedenti.
Pier Paolo Cambareri
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