Dagli effetti della “spending review” all’attualità politica nazionale e regionale: il parlamentare dell’Udc Roberto Occhiuto, vicepresidente della commissione Bilancio alla Camera, traccia una panoramica ad ampio raggio. Con uno sguardo attento alla Regione: «L’alleanza con Scopelliti - sostiene Occhiuto - serve a cambiare la Calabria, finché si lavorerà per questo non vedo problemi. Certo, però, che nel 2013 cambieranno molte cose nella politica del Paese. E la Calabria non è un’isola».
Onorevole Occhiuto, lei da vicepresidente della commissione Bilancio ha seguito passo per passo l’iter della “spending review”: in arrivo tagli dappertutto, tagli che anche in Calabria si faranno sentire, si pensi ai tribunali, alla sanità, alle Province di Vibo e Crotone e anche al probabile aumento delle aliquote regionali. Non c’è il rischio di azzerare definitivamente le possibilità di sviluppo per la nostra regione?
«C’è un po’di ipocrisia da parte di certa politica, soprattutto di quella che soffia sul vento della protesta. Per mesi tutti abbiamo sostenuto, e giustamente, che bisognasse ridurre la pressione fiscale per stimolare la crescita e che per farlo fosse necessario tagliare la spesa pubblica. Ora che il Governo lo fa attraverso la “spending review” molti cavalcano la protesta mettendosi a fianco di quelli che manifestano. A me non piace fare tutte le parti in commedia: per ridurre le tasse e il debito pubblico occorre spendere meglio i soldi dei cittadini, tagliando la spesa improduttiva anche a rischio di essere impopolare. Anche in Calabria, lo sviluppo non si fa con gli ospedali o gli uffici pubblici, e alla politica bisogna chiedere di utilizzare le risorse di tutti per far crescere le imprese e per produrre lavoro. Gli ospedali e gli uffici pubblici servono, invece, ad erogare servizi di qualità ai cittadini, non ad altro. La politica regionale dovrebbe avere la forza di dire al Governo che anche la Calabria vuole spendere in modo più produttivo i soldi dei cittadini, ma che in cambio dei tagli vuole investimenti di politica industriale orientati allo sviluppo».
Antonio Cantisani
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